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17 lug 2010Ho ritrovato in un armadio una scatola di matite colorate che non ricordavo più di avere; penso siano anni che non ne uso una.
Quando ho aperto la scatola erano tutte lì, com’ero abituato a lasciarle: temperate e ordinate per colore, dalla bianca alla nera. La più corta era quella d’oro, l’avrò usata per colorare chissà quante corone! Ero già leggermente deviato da piccolo.
Quello che però mi ha colpito di più è stato il profumo uscito dalla scatola… mi sono subito venuti in mente due ricordi: il primo, il più ovvio per chiunque, l’infanzia e la scuola; il secondo un ricordo forse ancora più scontato per tutti gli animi romantici… le conversazioni su New York tra Tom Hanks e Meg Ryan in C’è post@ per te:
TH: New York in autunno è fantastica, mi verrebbe da prendere fogli e matite. Ti manderei un bouquet di matite colorate se sapessi il tuo indirizzo, ma non sapere nulla di te ha il suo fascino.
MR: Caro amico mi piace mandare messaggi a te come se fossimo in piena conversazione, faccio finta che che siamo vecchissimi, carissimi amici, cioè l’opposto di quel che siamo, due che non si conoscono per nulla (o quasi ) e si sono incontrati in una chat room sostenendo di non esserci mai entrati prima. Che cosa dirai oggi, NY 152? mi domando. Accendo il mio computer, aspetto con impazienza che si colleghi e vado on-line, trattengo il respiro finchè non sento quelle paroline magiche: c’è posta per te. Non sento niente. Non un suono per le strade di New York, tranne il battito del mio cuore: ho posta da te.
Guarderei questo film in continuazione, anche se ogni volta è un vero e proprio farsi del male, soprattuto in certi momenti della vita. Vogliamo ad esempio parlare del finale quando, in una New York radiosa, lui compare piano piano… lentamente nel parco dove si sono dati appuntamento, preceduto dal cane Brinkley?
…e poi gli altri dialoghi? Dove li vogliamo mettere?!? Apparentemente senza senso… ma bellissimi:
MR: Una volta ho letto la storia di una farfalla in metropolitana ed oggi ne ho vista una è salita alla 42° ed è scesa alla 59°, che poi sarà andata ai grandi magazzini a comprare un cappello che poi si rivelerà uno sbaglio come tutti i cappelli.
oppure quello su Starbucks:
TH: La ragione per cui esistono dei posti come Starbucks, è che la gente che non possiede la minima capacità di prendere decisioni, deve prenderne almeno 6 per una tazza di caffè. Lungo, ristretto, senza zucchero, con zucchero di canna, con dolcificante, con latte scremato, eccetera. Così la gente che non sa mai che cavolo deve fare o perchè è al mondo con 2.59$ riesce, non solo a prendere una tazza di caffè, ma una totale consapevolezza di sè.
Questo film è un capolavoro, un trattato di filosofia contemporanea e, credetemi, non propone situazioni così assurde come si potrebbe pensare…
...e datemi un solo minuto. Deluderò qualsiasi vostra aspettativa.
Questo è blog a tratti chiaro, altre volte assolutamente privo di uno scopo; indecifrabile... ma fedele al mio credo sino alla fine. Sono straconvinto che se la gente avesse il buon gusto di rendere incomprensibile almeno il sessanta per cento di quello che dice, si eviterebbero molti malintesi.
2 Commenti a Matite, farfalle e Starbucks
Watkin
luglio 18th, 2010 at 17:49
Tu sai vero che è il remake di un film del ’40 con James Stewart, ambientato a Budapest?
EduR
luglio 19th, 2010 at 09:52
@Watkin:
…e c’era già Starbucks nel ’40 a Budapest?!?